Fate i Pacs, non la guerra (in Afghanistan)

Il disegno di legge sulle unioni di fatto approvato dal governo appare un compromesso un po’ al ribasso rispetto agli annunci degli ultimi mesi e alle aspettative dell’ala estrema della maggioranza; una vittoria dell’ala centrista e moderata. L’ala sinistra lo esalta come una svolta, una conquista di civiltà: ma già cominciano i primi mugugni, sia tra i massimalisti comunisti e verdi, sia tra i radicali doc.

NON SI POTEVA FARE DAVANTI AL NOTAIO?
I singoli provvedimenti dei cosiddetti Dico dovranno comunque (è bene ricordarlo) affrontare l’esame del Parlamento, e rappresentano una serie di agevolazioni e facilitazioni per la vita delle coppie di fatto: in materia di assistenza sanitaria, affitti, eredità, tutela sul lavoro, obbligo di alimenti.
Ma si tratta di norme che molti istituti mutualistici e assicurativi contemplano già da tempo, o che potevano già essere regolate da accordi civili sanciti di fronte a un notaio.
Nulla c’è in fatto di previdenza, in particolare per le pensioni di reversibilità: questo aspetto viene rimandato alla più generale riforma delle pensioni, e comunque l’orientamento dichiarato è che lo Stato non dovrà rimetterci un euro.

Manca soprattutto il riconoscimento giuridico, anche minimo, della coppia di fatto: sia etero sia omosessuale. Lo status di convivenza è affidato ai certificati anagrafici di residenza e allo scambio reciproco di raccomandate.
Tanto che, a essere maliziosi, forse per stemperare ancora più l’area dei nuovi diritti, si parla non solo di legami di tipo sessuale ma anche di parentela, semplice amicizia, solidarietà. Per intenderci, le norme si estendono anche a fratelli e sorelle…

Dunque non viene sancito alcun riconoscimento formale, tanto meno matrimoniale, della coppia di fatto etero o gay, neppure a livello locale, dove i comuni che lo vorranno potranno continuare a tenere i loro registri, che continueranno a non avere valore giuridico a livello nazionale.
In questo modo il governo salva la famiglia tradizionale, quella religiosa tutelata dalla Chiesa e anche quella civile tutelata, come la religiosa, dalla Costituzione. Di fatto, però, crea delle mezze famiglie di categoria inferiore.

I nuovi diritti non andranno in alcun modo a sovrapporsi o a sostituire i diritti già consolidati. La parte di eredità al convivente non dovrà intaccare la “legittima” per figli precedenti ed eredi diretti. Il convivente, nel caso esista un figlio del defunto, avrà diritto a un terzo dell’eredità dopo almeno nove anni di rapporto continuativo; quota che si riduce a un quarto in presenza di due o più figli.
I benefici sono esclusi nel caso di esistenza di rapporti lavorativi: è stata definita una clausola anti badanti (cioè contro unioni di comodo), ma a ben vedere può servire a evitare l’aggiramento delle nuove imposte sulle successioni e donazioni.

In conclusione i benefici veri ci sono là dove si parla di tutele sul lavoro (dopo tre anni di convivenza il datore di lavoro deve tenerne conto in caso di trasferimenti); e per l’obbligo agli alimenti al partner o parente bisognoso dopo la cessazione del rapporto di coppia.
Non c’è molto per le persone di sesso diverso, non molto di più, soprattutto, di quanto fosse già previsto o possibile con le norme vigenti. Per gli omosessuali ci sono alcuni benefici in più. In compenso manca la legalizzazione del rapporto tra gay.

COSA HA OTTENUTO LA CHIESA?
D’Alema si è irritato per la lettera degli ambasciatori a proposito della nostra presenza in Afghanistan. Come si dovrebbe reagire allora alle continue interferenze del Vaticano nella nostra politica interna? La Chiesa sicuramente protesterà, ma in definitiva ha ottenuto parecchio di ciò che voleva. Il governo potrà dire di avere attuato un’altra pagina del programma. L’opposizione potrà attaccare il governo sostenendo che non sono queste le priorità del Paese (oppure accusandolo di istituire famiglie di serie B).
Purtroppo i nostri politici non sono “cuor di leone”, e la loro statura morale e intellettuale si dimostra ancora una volta modestissima.

MA INSOMMA I GAY CHE VANTAGGI HANNO AVUTO?
Nessuno. Concordo pienamente con la dichiarazione dell’Arcigay che sostiene: «Questa non è la legge che il movimento omosessuale italiano chiede da vent’anni… l’uguaglianza della dignità e dei diritti per le coppie dello stesso sesso rimane una misura di civiltà ancora negata». Il problema è essenzialmente questo: i Dico potrebbero essere (nonostante tutti i limiti e le inutili e sadiche farraginosità) un avvio di risposta alta al dato della modernità. Potrebbero e dovrebbero essere quello strumento leggero, fatto di diritti e doveri, che prende atto delle modificazioni intervenute nel nostro corpo sociale per quanto attiene convivenze, solidarietà, modi del vivere, nuovi legami e nature diverse dello stare assieme, costruzioni di relazioni socialmente utili e chiaramente assunte nel contratto sociale come ricchezza e valore. Certo, l’articolato della legge sembra una gara ad ostacoli —altro che valorizzazione di progetti di vita comune o assunzione dell’importanza per la nostra Repubblica di questa volontà di “aver cura”—, ma, nonostante ciò, potrebbe essere un utile punto di partenza. Il guaio però è che non si è detto che questa “modernità“, in verità, presuppone una reale eguaglianza di partenza: il fatto che i gay non possano sposarsi è un cuneo che annulla la positività di pensare altre forme dello stare assieme e riduce il tutto ad un matrimonio di serie Z. Paradossalmente, i Dico presuppongono il matrimonio omosessuale. Poiché però il ddl obbedisce all’imperativo categorico “niente coppie, niente famiglie”, il risultato è l’ennesima umiliazione alla comunità gay italiana ed un ulteriore schiaffo alle risoluzioni Ue ed alla Carta dei diritti fondamentali d’Europa. L’ipocrisia della dichiarazione disgiunta è il vero manifesto programmatico del progetto di legge, la sua anima nera, integralista e fondamentalista. Non è un caso che il ministero della Bindi sia intestato “alla famiglia” e non, come dovrebbe essere, “alle famiglie”, plurale.

E chi sta parlando —si badi bene, eh?, perché ci tengo!— non è un gay!
Il fatto è che la montagna, al solito, ha partorito un topolino piccolo, ma piccoloooo, uhuuuu, non c’è verso di cambiare, non c’è…

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