Ripristinare festività soppresse… e vàaaai, Paese di scialoni!

Proprio quando è sempre più lampante che 3,5 milioni di dipendenti pubblici — che hanno appena ricevuto 101,00 € di aumento! — costituiscono una zavorra impressionante per l’Italia perché non fanno un kaiser in orario di lavoro, i nostri politici che fanno?

«Ripristiniamo sette festività soppresse». Una settimana. Un cinquantaduesimo d’anno. Il 2 per cento del tempo, che diventa 4% per gli inevitabili ponti che si vengono a creare…

A proporlo ci hanno pensato in tre: il deputato della Lega Giacomo Stucchi (già, proprio quella Lega che sbraita dai palchi della Padania la fannulloneria degli Italiani!), Siegfried Brugger delle Minoranze linguistiche e il senatore delle Autonomie Oskar Peterlini. Che hanno chiesto di ripristinare, fra l’altro, tre festività religiose e i loro effetti civili: l’Ascensione, il Corpus Domini e San Pietro e Paolo, il 29 giugno. Un totale di 7 ricorrenze, soppresse nel 1977 per controbilanciare il calo di produttività del Paese (e che tanta festa fosse sembrato un problema ad Andreotti è tutto dire!). Insomma, in quegli anni, quando l’Economia non aveva ancora il sopravvento sulle nostre vite, si doveva lavorare di più. «Ora», secondo i firmatari delle tre proposte di legge, «non c’è più questa esigenza». E inoltre, «festività infrasettimanali potrebbero avere ricadute positive per il turismo».

Sette giorni di vacanza in più l’anno è solo l’ultima proposta, basata su “ciò che era e fu soppresso”. Ma in Parlamento giace anche la richiesta di una lunga lista di giornate e feste celebrative da stabilire di sana pianta.
Si comincia a febbraio e precisamente il 17 (giorno che coinciderebbe con la festa nazionale proposta dall’azzurro Russo) con la «Giornata nazionale della libertà di pensiero, coscienza e religione» proposta dall’ex ministra Bellillo. Si prosegue il 19 con il «giorno della memoria in ricordo delle vittime africane durante l’occupazione italiana», di Iacopo Venier del Pdci per l’eccidio della popolazione di Addis Abeba nel 1937. E si va avanti con la «Giornata nazionale del braille» il 21 febbraio, proposta dal senatore ulivista Bianco (e già approvata in prima lettura a palazzo Madama) ma anche dal suo collega alla Camera Piscitello. Il 15 marzo, giorno della nascita di Beccaria sarà l’ideale per la «Giornata nazionale contro la pena di morte», come proposto dalla deputata del Prc Mascia, il suo ex collega a palazzo Madama Luigi Malabarba e il senatore azzurro Biondi. Per un altro senatore di Fi, Pianetta, la Giornata va invece celebrata il 30 novembre per l’abolizione della pena di morte si deve a Leopoldo di Toscana che, il 30 novembre 1786, la bandì dal Granducato. Sei giorni dopo, il 21 (San Benedetto, protettore dei bonificatori), potrebbero svolgersi o la «Giornata nazionale dei bonificatori», proposta dal deputato Fi Marras e dal collega del Carroccio Stiffoni. Ad aprile appuntamento fissato per il 13 dal senatore di An Selva per la «Giornata a ricordo dei crimini commessi dai regimi comunisti». Maggio è il mese più affollato con ben sei appuntamenti. Il 17, si dovrebbe tenere la «Giornata nazionale contro l’omofobia». Per l’ultima domenica del mese, il deputato di An Angeli ha proposto la Festa nazionale dell’amicizia. L’azzurro Izzo ha lanciato la «Giornata nazionale del lavoro pubblico» per Moro. La Giornata della dignità, secondo Grillini dovrebbe essere fissata per il 28 giugno. A luglio un lungo stop, per poi riprendere il 6 agosto con il «Giorno della memoria per le vittime di Hiroshima e Nagasaki», da Pezzella (An). A fine mese, il 24 per la precisione il turno del «Giorno del ricordo delle vittime cadute nei gulag sovietici»: l’8 c’è la «Giornata della rinascita della Patria», stando alla proposta del deputato dell’Ulivo Giulietti e il 9, per la «Giornata del riscatto nazionale» dell’ulivista Orlando.

Mettiamo che passi solo la riesumazione delle 7 festività soppresse: qualcuno di questi signori, dal proprio scranno di un Parlamento che non fa altro che piangere perché l’economia italiana è ferma, ha provato a pensare agli effetti del lavorare il 4% in meno all’anno? Che significa un PIL che scende di altrettanti punti? E che quindi si va automaticamente in recessione?

Le aziende private costringerebbero per forza di cose i propri dipendenti a rinunciare a queste nuove festività. Pena il fallimento. Ma i politici che tirano fuori queste proposte hanno provato a pensare a quei 3,5 milioni di dipendenti pubblici cui invece nessuno toglierebbe 7 giorni (più i ponti!) remunerati al 100% da trascorrere a casa?

La dittatura è vicina, signore e signori… Quando l’autogoverno “democratico” porta un Paese oltre l’orlo del ridicolo, è quasi automatico l’arrivo di un governo autoritario per bilanciare…

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: