R-evolution

Quando una società esaurisce la propria spinta propulsiva, il malaffare dilaga inarrestabile. I nostri nonni hanno fatto (e/o subìto) una guerra mondiale, i loro figli (nostri genitori) hanno ricostruito la società dalle fondamenta e creato benessere sufficiente per due generazioni, la loro e NOI, che in un certo senso stiamo “campando di rendita”. La generazione successiva alla nostra sarà col culo per terra, perché noi — i nati durante il benessere e il ‘baby boom’ — siamo l’ultima generazione della “fase propulsiva”, e siamo quelli che non hanno costruito niente per quelli dopo.
Ora, in passato, quelli “col culo per terra”, per rimettere le cose a posto, cominciavano a loro volta, giocoforza, una guerra per ripulire il marcio; questo nel XXI Sec. non è più possibile. La guerra è stata estirpata dal “mondo avanzato” e spostata nelle zone povere del mondo; contemporaneamente, sono state create delle “camere di decompressione” per far sfogare le energie compresse/represse: lo Sport (la violenza negli stadi del Calcio è la dimostrazione di queste energie che esplodono), Internet, i social network, la moda…

ontrolla le persone fuori dall’orario di lavoro con la Filosofia della Futilità, con la “mercificazione della stravaganza”, falle concentrare sulle cose superflue della vita — come il consumo fine a se stesso — e riuscirai a togliertele dai piedi. Tutti sono esperti di Sport, sono ferratissimi, e partecipano convinti: nelle trasmissioni radiotv c’è un mucchio di gente che telefona e dice la sua sugli schemi di gioco, o s’incazza con gli allenatori, e cose di questo tipo. La gente dedica un sacco di tempo a queste cose, è addestrata a essere ubbidiente, ha un lavoro che non le interessa, in campo culturale è spettatrice passiva di roba di cattivo gusto, la vita politica e sociale è al di là della sua portata ed è nelle mani dei ricchi. Cosa resta? Questa è la funzione fondamentale dello Sport: tiene la gente impegnata, la fa sfogare, la scoraggia e la distrae dal provare a impegnarsi nelle cose veramente importanti.
I media hanno due funzioni: la prima è l’indottrinamento delle élite che comandano, per essere sicuri che servano il potere nel modo giusto. La seconda è la “distrazione”, che tiene fuori dai piedi il resto della gente: per questa parte di popolazione i media non sono i quotidiani o i tg ma i telefilm, i magazines scandalistici, sesso, violenza, animali con tre teste, la pecora clonata, la Sars, l’Aids, la Mucca Pazza, il Calcio, le star di Hollywood… La “lealtà irrazionale” del tifo, verso COMUNITÀ PRIVE DI SENSO COME LE SQUADRE DI CALCIO, è una scuola che prepara alla subordinazione al potere e allo sciovinismo. Gli atleti sono la versione moderna dei gladiatori: meno cruenta e più sofisticata. Internet stessa è solo una gigantesca camera di decompressione per singoli cervelli, in quello stesso meccanismo di distrarre la gente dalle cose che contano. La gente è “troppo stupida e ignorante” per comprendere i propri interessi: bisogna emarginarla e controllarla “per il suo bene”…

Quindi, mi dispiace per la generazione successiva alla mia, per averla tradita: ma posso darle un consiglio per venirne fuori, visto che, essendo una generazione occidentale, non ha più quel drammatico ma risolutivo strumento che è la guerra/rivoluzione.

L’antidoto, per la dignità dei popoli, contro il neoliberismo e il capitalismo selvaggio, è ingaggiare la lotta nel suo punto più alto, quello della rottura e della rifondazione di un nuovo ordine internazionale.
Senza arroccamenti conservatori o passatisti, dimenticando fascismi e comunismi e socialismi — ma anche cristianesimi e islamismi —, opponendo altri modelli di relazioni internazionali, dichiarando l’insostenibilità economica e ambientale del sistema che governa la produzione e la gestione delle risorse, e proponendosi di soppiantarlo con nuove istituzioni, altri modelli di sviluppo, culturalmente meticci, e con una nuova classe dirigente dei saperi “bassi” e del lavoro “cognitivo”.

Si ricominci a “produrre”, non a “speculare”. Si aprano botteghe artigiane. Si lavori la terra. Si usino le mani, il corpo.

È quello che sta già avvenendo nelle periferie e negli slums di Bangalore o di San Paolo, con una generazione che ha imparato a muoversi e a viaggiare agilmente sulle autostrade e sugli snodi della Rete, sia essa informatica che commerciale che culturale, da Seattle a Los Angeles, da Londra a Praga, da Seul a Sidney a Pechino.
L’erosione del consenso dall’interno, il rifiuto della militarizzazione della vita, associato al rifiuto altrettanto netto dell’ineluttabilità dello “scontro tra culture e civiltà”, è l’unica rotta alternativa praticabile.
Forse non è ancora sufficiente, né per la salute del “malato”, né tantomeno per le conseguenze del “contagio”. Ma bisogna farlo, perché i capitalisti si stanno fottendo il pianeta!

In bocca al lupo, ventenni e trentenni.

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