Il ministero che spara ai ragazzini

 

Siamo in un Paese occidentale sviluppato o in una “repubblica delle banane”, come si diceva nel Novecento? 14 novembre 2012: i razzi lacrimogeni che partono dalle finestre di un ministero sono la rappresentazione plastica di uno Stato che spara sui suoi cittadini nascosto al riparo dei suoi palazzi.
La vigliaccheria del Potere cialtrone.
Aggravata dal fatto che la folla colpita dai razzi sparati dal Ministero di “Giustizia” è costituita da ragazzini: la classe più debole della società, che “giustamente” oltre che legittimamente manifesta in strada, come del resto in tutta l’«Europa della crisi», perché il governo in carica le sta facendo intorno terra bruciata sulle speranze di futuro.
Ma la cosa più imbarazzante è un’altra. In un’Italia ancora ferita dalla vicenda della scuola Diaz (Genova, 2001), è vergognoso che, ancora a tre giorni dagli avvenimenti, nessuna istituzione abbia preso le distanze da un atto del genere, degno di Pol Pot o di Stalin o di Saddam Hussein — anzi, al contrario ci si aggrappa a ridicole ricostruzioni come fa il questore di Roma (le traiettorie dei lacrimogeni un «effetto ottico», dovuto a «rimbalzi sui muri»: come se i poliziotti si divertissero a giocare a biliardo) —. Dov’è la «viva e vibrante» indignazione di Napolitano? Perché il Presidente della Repubblica si scandalizza di essere finito nella rete delle intercettazioni ma non di una cosa come questa? Forse perché di “istituzionale”, ormai, non c’è rimasto più nulla — nemmeno lui, il “garante” costituzionale?

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