Le misteriose dimissioni del pastore tedesco

Joseph Ratzinger, il «papa-teologo»

L’11 febbraio 2013 è un giorno che passa inevitabilmente alla Storia per un evento rarissimo nella plurimillenaria vicenda della Chiesa: le dimissioni di un papa sono infatti un dato che fa scalpore, vista la sua eccezionalità. Prima di Ratzinger solo Pietro da Morrone “Celestino V” (giudicato severamente da Dante come «colui che per viltade fece il gran rifiuto», rinunziò alla carica il 13 dicembre 1294), il caso più famoso, il semi-leggendario Clemente I (tradizionalmente in carica dall’88 al 97), primo a lasciare, Gregorio XII (papa dal 19 dicembre 1406 alle dimissioni del 4 luglio 1415), l’ultimo caso ben sei secoli or sono. Nel mezzo anche dei “casi limite” per i quali è problematico parlare di “dimissioni”: Ponziano (III Sec., che rinunciò mentre veniva deportato), Silverio (deposto da Belisario e dimissionario in punto di morte l’11 marzo 537), Martino (VII Sec.), Benedetto IX (che prima venne deposto in favore di Silvestro III, salvo poi riassumere la carica per subito ‘rivenderla’ a Gregorio VI, il quale, accusato di simonia, fece atto di rinuncia dopo aver ammesso le sue colpe, nella prima metà dell’anno Mille. Ratzinger dunque è il secondo “Benedetto” a saltare prima del tempo…).

Joseph Ratzinger, nato a Marktl in Baviera il 16 aprile 1927, 265esimo papa di Roma, nono successore tedesco di Pietro, abdica e rassegna il suo mandato quando è ancora in vita, adducendo “motivi di salute”. Ma è difficile credere alla giustificazione ufficiale, alla luce degli accadimenti alquanto torbidi degli ultimi tempi in seno al Vaticano.

1. La spy story
Il 25 maggio 2012 “l’aiutante di camera” di Benedetto XVI, Paolo Gabriele, viene arrestato dalle autorità vaticane con l’accusa di aver diffuso documenti riservati che riguardano le massime gerarchie ecclesiastiche. La notizia è ripresa dai giornali di tutto il mondo, che tornano a occuparsi del Vaticano, dei suoi giochi di potere e di un pontefice ritenuto da diversi commentatori ormai incapace di mantenere il pieno controllo su quanto avviene tra le mura vaticane.

Il cardinale Bertone, dipinto come «nemico» del papa dimissionario

2. “Vatileaks”, il complotto per uccidere/detronizzare Ratzinger
C’è poi il “documento anonimo tedesco”, il Mordkomplott (Complotto di morte). All’inizio del 2012 viene fatto circolare un documento in lingua tedesca, consegnato dal cardinale colombiano Castrillón Hoyos alla segreteria di Stato e al segretario del Papa — smentito con nettezza dalla Santa Sede —, con voci di un complotto ai danni del Papa, che allude alla possibilità di un attentato “entro 12 mesi” al pontefice, o quanto meno alla sua “detronizzazione”.
Fa impressione leggere nero su bianco su un documento strettamente confidenziale e riservato, pubblicato in esclusiva dal Fatto Quotidiano, che un Cardinale autorevole, l’arcivescovo di Palermo Paolo Romeo, prevede con preoccupante certezza la morte del Papa “entro novembre del 2012”. Una morte che, per la sicurezza con la quale è pronosticata, lascia intendere agli interlocutori del cardinale l’esistenza di un complotto per uccidere Benedetto XVI. L’appunto è anonimo e reca la data del 30 dicembre del 2011. Viene consegnato dal Cardinale colombiano Darío Castrillón Hoyos alla segreteria di Stato e al segretario del Papa nei primi giorni di gennaio con il suggerimento di effettuare indagini per comprendere esattamente cosa abbia fatto e con chi abbia parlato l’arcivescovo Romeo in Cina. Un complotto che può realizzarsi entro novembre 2012 e che è inserito nel documento all’interno di un’analisi inquietante delle divisioni interne alla Chiesa, che vedono contrapposti il Papa e il Segretario di Stato Tarcisio Bertone alla vigilia di una presunta successione. Secondo la ricostruzione attribuita dal documento all’arcivescovo Romeo, sarebbe Angelo Scola, arcivescovo di Milano, il successore designato da Ratzinger.
Il paragrafo sulle critiche che Romeo rivolge al capo del governo della Chiesa, il segretario Bertone, è sintomatico: «Il Cardinal Romeo ha aspramente criticato Papa Benedetto XVI, perché si occuperebbe prevalentemente della liturgia, trascurando gli “affari quotidiani”, affidati da Papa Benedetto XVI al Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato della Chiesa Cattolica Romana». Bertone e Ratzinger sono poi descritti come una coppia di litiganti costretti a convivere nelle mura leonine: «Il rapporto fra Papa Benedetto XVI e il suo Segretario di Stato Cardinale Tarcisio Bertone sarebbe molto conflittuale. In un’atmosfera di confidenzialità il Cardinale Romeo ha riferito che Papa Benedetto XVI odierebbe letteralmente Tarcisio Bertone e lo sostituirebbe molto volentieri con un altro Cardinale. […] In segreto il Santo Padre si starebbe occupando della sua successione e avrebbe già scelto il Cardinale Scola come idoneo candidato, perché più vicino alla sua personalità. Lentamente ma inesorabilmente lo starebbe così preparando e formando a ricoprire l’incarico di Papa. Per iniziativa del Santo Padre, il Cardinale Scola è stato trasferito da Venezia a Milano, per potersi preparare da lì con calma al suo Papato».

Dunque i veri motivi delle storiche dimissioni di Benedetto XVI devono quasi certamente essere ricercati altrove.

Dove? Senza andare troppo lontano, molto facilmente nella scarsa capacità di guida politica, nella “assenza di polso” di un pontefice-ideologo più incline alla (pretenziosa) scrittura di libri e alla riflessione teologica che alla praticità del governo della immensa struttura ecclesiastica, pressata da problemi ancor più grandi: opacità delle operazioni finanziarie e coinvolgimento in traffici valutari internazionali, class-actions per pedofilia, incapacità di stare al passo coi tempi (rivendicazioni dei gay, contraccezione, aborto, fecondazione assistita, ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali, rapporti prematrimoniali, scioglimento del matrimonio, protezione dall’AIDS, diagnosi preimpianto, testamento biologico, eutanasia, pillola del giorno dopo…), caduta verticale delle vocazioni e più in generale della “fede costituita”.
In una delle fasi storiche più drammatiche per la solidità della Chiesa di Roma, Joseph Ratzinger è stato ritenuto inadatto a tenere il timone, e le torbide vicende del “complotto” e della “spy story” sono segnali inequivocabili di tentativi di pressione da parte degli stessi vertici ecclesiastici, di una lotta intestina per il potere forse arrivata perfino all’elemento ricattatorio (per conto di chi agiva Paolo Gabriele, e quali documenti sono stati trafugati davvero?).

Con le dimissioni, Benedetto XVI si è peraltro assicurato la massima continuità rispetto al futuro. Un capo che passa le deleghe operative, restando nel contempo “in azienda”, è un capo che vuole assicurarsi un qualche controllo sul funzionamento dell’organizzazione. Se un conclave a papa morto può sempre riservare delle sorprese, infatti, un conclave con il vecchio papa vivente non può concedersi grandi aperture: il successore di Benedetto XVI, cioè, non potrà essere uno non gradito al pontefice “uscente”. E dovrà confrontarsi, fino alla scomparsa di uno dei due, con la presenza di un ex pontefice estremamente autorevole sul piano dottrinario (‘paparatzi’ è pur sempre un ex capo dell’ex Sant’Uffizio, la Congregazione per la Dottrina della Fede), e magari lo stesso che lo ha ordinato cardinale. Da una prospettiva “organizzativa”, insomma, è una mossa sorprendente, sì: ma anche estremamente efficace dal punto di vista strategico.

Staremo a vedere. Al di là dei candidati, già la scelta del “nome di battaglia” che il successore farà potrebbe risultare indicativa sull’indirizzo prossimo venturo della Chiesa Cattolica: un “Pietro” o un “Paolo”, per esempio, sarebbero nomi esplicitamente conservatori, di chiusura alla modernità, di recupero delle radici. Niente di più pericoloso, però, per la sopravvivenza dell’istituto.

UN BILANCIO
Il bilancio di otto anni di Ratzinger? Magrissimo. Scrittore di best-seller editoriali (ma senza fondate basi storiche), qualche incidente diplomatico agli esordi, e poco altro. Fin dai tempi del pontificato di Giovanni Paolo II, il ruolo di Joseph Ratzinger fu quello di braccio esecutivo di una strategia di progressiva emarginazione della “teologia della Liberazione” all’interno della Chiesa. Ratzinger è stato l’esecutore per conto di Wojtyla della repressione del pensiero teologico e delle teorie portate avanti durante il Concilio Vaticano II. «Grazie all’umiltà di papa Giovanni XXIII, che aprì alle diverse anime della Chiesa dicendo “aiutatemi, facciamo un Concilio”, il cattolicesimo riuscì a scuotersi e ad aprirsi verso spazi di modernità. Tutto ciò è stato progressivamente smantellato in maniera autoritaria prima da Giovanni Paolo II e poi dal suo successore Benedetto XVI», dice “dom” Giovanni Battista Franzoni, teologo ed ex sacerdote, già il più giovane tra i padri conciliari italiani, poi dimesso dallo stato clericale in seguito ad alcune prese di posizione considerate troppo progressiste dalle gerarchie cattoliche.
Un pontefice forte con i deboli e gli emarginati e troppo debole verso i comportamenti assai poco cristiani del clero, come la piaga dei preti pedofili. Dice Franzoni: «C’è stato troppo silenzio su questi crimini. Wojtyla prima e Ratzinger poi hanno dimenticato che il Vangelo dice di far esplodere gli scandali, e invece loro si sono prodigati a coprirli».
Ma non solo. Tra le critiche al pontefice dimissionario ci sono anche la debolezza della vanità e la scarsa vicinanza alla contemporaneità. Le pantofole rosse griffate Prada e la decisione di sbarcare su Twitter, tanto per far due esempi. Perfino le chiese orientali — per non parlare dei protestanti — hanno adottato costumi di maggiore sobrietà: invece qui si è indugiato nel lusso, con uno spirito antifrancescano e antievangelico.
E non parliamo poi della scelta di andare su Twitter, che lo ha coperto di ridicolo. Ci vuole ben altro per dimostrare di conoscere i linguaggi del presente.

[Per approfondire: SPECIALE “LA CRISI DELLA CHIESA” | L’offensiva “scientifica” di Ratzinger | Le sofisticate P.R. vaticane | «Nazinger» riesuma gli stereotipi dell’oscurantismo cattolico | Una Chiesa assediata ma con un nuovo vangelo apocrifo ]

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