A proposito di Mangla…

Potrei stupirvi con un profilo speciale, ma mi limito a farvi collegare a qualche informazione realistica sul Mangla:

www.mangla.it/mangla/bio.html

Cui per approfondire seguono:

www.mangla.it
www.u-book.it
www.ebookland.it
www.rainkids.it
u-more.tumblr.com/
amazon.com/author/mangla
twitter.com/ilMangla
facebook.com/il.mangla
facebook.com/cerco.il.figlio
facebook.com/sudario.da.vinci
facebook.com/templari.graal
facebook.com/mangla.uomo.nuovo
facebook.com/marketing.per.le.persone
www.yoo-too.com
www.crisma.it
storify.com/mangla
youtube.com/user/mangla1963
paper.li/ilMangla/1322399261
paper.li/ilMangla/1322397070
http://soundcloud.com/luigi-manglaviti
www.yardmoon.com

Del Mangla posso descrivere a grandi linee il carattere…
«Ogni giorno è un giorno mai vissuto prima. E ne arriva uno nuovo ogni mattina.»
Questo motto, frutto di un’antica convinzione maturata già ai tempi del liceo, si trova perfino nel messaggio di accensione del mio telefonino, e mi aiuta a vivere meglio di quanto potrebbero mai fare il Buddhismo e le altre religioni.
Ho una naturale propensione a curiosare, a scoprire, a non essere mai soddisfatto delle mete raggiunte, anche a costo di risultare antipatico — “zziccusu”, come dicono a Helsinki —: il che mi porta in automatico a voler conoscere continuamente nuove persone, nuove situazioni. E talvolta a prendere schiaffi per la presunta “sfacciataggine”.
In più mettiamoci un pizzico di incoscienza, uno spruzzo di mancanza di malizia (assenza che è stata la rovina della mia vita), un assaggio di pane al pane («non tengo manco la pastina», ossia devo subito togliermi i pesi dallo stomaco), e il gioco è fatto: si direbbe che io sia un tipo ombroso sì ma aperto, gioviale, socievole.
Nota caratteristica specifica: lego soprattutto con le donne — le uniche a non avermi mai tradito (parlo delle amiche: perché invece purtroppo nei sentimenti è sempre andata male) —, le quali alla lunga tendono a specializzarsi nell’usarmi come “spalla per pianto”…

E se non fossi il Mangla, sarei…
SE FOSSI UN NUMERO sarei 8.
SE FOSSI UN COLORE sarei Arancione.
SE FOSSI UN ANIMALE sarei una Pantera nera.
SE FOSSI UNO SPORT sarei la Maratona.
SE FOSSI UNA MATERIA SCOLASTICA sarei la Storia.
SE FOSSI UN MESTIERE sarei ciò che sono, un Pubblicitario.
SE FOSSI UN LUOGO sarei un prato in montagna.
SE FOSSI UN MOMENTO DI STORIA sarei le Termopili.
SE FOSSI UN GENERE MUSICALE sarei il Progressive Rock dei ‘70.
SE FOSSI UNA LETTERA sarei la Y.
SE FOSSI UN OGGETTO sarei un quadro.
SE FOSSI UN GIORNO DELLA SETTIMANA sarei Venerdi.
SE FOSSI UN MESE sarei Aprile.
SE FOSSI UN INDUMENTO sarei un paio di jeans.
SE FOSSI UNA PIETRA sarei uno smeraldo.
SE FOSSI UN LIBRO sarei “Viaggio al termine della notte” (Céline).
SE FOSSI UNA CANZONE sarei “Protection” (Massive Attack).
SE FOSSI UNO STRUMENTO MUSICALE sarei un’arpa.
SE FOSSI UN PROFUMO sarei patchouli.
SE FOSSI UN FRUTTO sarei una fragola.
SE FOSSI UN GELATO sarebbe al pistacchio.
SE FOSSI UNA FESTA sarei Carnevale.
SE FOSSI UNA NAZIONE sarei l’Inghilterra.
SE FOSSI UNA LINGUA sarei il francese.
SE FOSSI UN FIORE sarei il gelsomino.
SE FOSSI UNA CAPITALE sarei Vienna o Praga.
SE FOSSI UN ARREDO sarei una tenda.
SE FOSSI UN GIOIELLO sarei un anello.
SE FOSSI PERSONAGGIO DELLE FIABE sarei un elfo.
SE FOSSI UN SENTIMENTO sarei la Commozione.
SE FOSSI UNO DEI SETTE NANI sarei Dimmelo (o Dammelo).
SE FOSSI UNA FENOMENO ASTRONOMICO sarei un’eclisse.
SE FOSSI UNA SENSAZIONE sarei stupore.
SE FOSSI UN VIDEO sarei un videoclip musicale.
SE FOSSI UNA FOTOGRAFIA sarei un paesaggio naturale in bianco e nero.
SE FOSSI UN GIOCATTOLO sarei il cubo di Rubik.
SE FOSSI UN ELEMENTO sarei fuoco.
SE FOSSI UN ALCOLICO sarei bourbon.
SE FOSSI UN GENERE DI FILM sarei thriller.
SE FOSSI UNA PARTE DEL CORPO sarei le mani.
SE FOSSI UN CIBO sarei lasagne al forno.
SE FOSSI UNA STAGIONE sarei la Primavera.
SE FOSSI UN PERSONAGGIO sarei Ghandi.

Comunque sono il Mangla.
E questi sono alcuni miei koiné

1. LA VITA ANDREBBE VISSUTA AL CONTRARIO

Tanto per cominciare si dovrebbe iniziare morendo, e così tricchete tracchete il trauma è bello che superato. Quindi ti svegli in un letto di ospedale e apprezzi il fatto che vai migliorando giorno dopo giorno. Poi ti dimettono perché stai bene e la prima cosa che fai è andare alle Poste a ritirare la tua pensione, e te la godi al meglio.
Col passare del tempo le tue forze aumentano, il tuo fisico migliora, le rughe scompaiono.
Poi inizi a lavorare, e il primo giorno ti regalano un orologio d’oro. Lavori per circa quarant’anni finché non sei così giovane da sfruttare adeguatamente il ritiro dalla vita lavorativa. Quindi vai di festino in festino, bevi, giochi, fai un sacco di sesso al pieno delle tue forze, e ti prepari per iniziare a studiare. Poi inizi la scuola e giochi con gli amici, senza alcun tipo di obblighi e responsabilità, e la cosa va avanti finché non sei bebé.
Quando sei sufficientemente piccolo, ti infili in un posto che ormai dovresti conoscere molto bene. Gli ultimi nove mesi te li passi flottando tranquillo e sereno, in un luogo riscaldato con room-service e tanto affetto, senza che nessuno ti rompa i santissimi.
E alla fine abbandoni questo mondo in un orgasmo!

2. L’ESISTENZA È UN BARATTOLO

Un professore, prima di iniziare la sua lezione di filosofia, pose alcuni oggetti davanti a sé, sulla cattedra. Senza dire nulla, quando la lezione iniziò, prese un grosso barattolo di maionese vuoto e lo riempì con delle palline da golf. Domandò quindi ai suoi studenti se il barattolo fosse pieno: essi risposero di sì.
Allora il professore rovesciò dentro il barattolo una scatola di sassolini, scuotendolo leggermente. I sassolini occuparono gli spazi fra le palline da golf. Domandò di nuovo ai suoi studenti se il barattolo fosse pieno, ed essi risposero di sì.
Il professore rovesciò dentro il barattolo una scatolina di sabbia. Naturalmente, la sabbia occupò tutti gli spazi liberi. Egli domandò ancora una volta agli studenti se il barattolo fosse pieno, ed essi ancora una volta risposero con un sì unanime.
Il professore tirò fuori da sotto la cattedra due bicchieri di vino rosso e li rovesciò interamente dentro il barattolo, riempiendo tutto lo spazio fra i granelli di sabbia. Gli studenti risero…
«Ora» disse il professore quando la risata finì, «vorrei che consideraste questo barattolo la vostra vita. Le palline da golf sono le cose importanti; la vostra famiglia, i vostri figli, la vostra salute, i vostri amici e le cose che preferite; cose che, se rimanessero dopo che tutto il resto fosse perduto, riempirebbero comunque la vostra esistenza. I sassolini sono le altre cose che contano, come il vostro lavoro, la vostra casa, l’automobile. La sabbia è tutto il resto, le piccole cose».
In aula nessuno fiatò. Lui riprese.
«Se metteste nel barattolo per prima la sabbia, non resterebbe spazio per i sassolini e per le palline da golf. Lo stesso accade per la vita: se usate tutto il vostro tempo e la vostra energia per le piccole cose, non vi potrete mai dedicare alle cose che per voi sono veramente importanti».
Ancora silenzio.
«Curatevi delle cose che sono fondamentali per la vostra felicità. Giocate con i vostri figli, tenete sotto controllo la vostra salute. Portate il vostro partner a cena fuori. Giocate altre 18 buche! Fatevi un altro giro sugli sci! C’è sempre tempo per sistemare la casa e per buttare via l’immondizia. Dedicatevi prima di tutto alle palline da golf, le cose che contano sul serio. Definite le vostre priorità: tutto il resto è solo sabbia».
Una studentessa alzò la mano e chiese che cosa rappresentasse il vino. Il professore sorrise. «Sono contento che tu l’abbia chiesto» rispose. «Serve solo a dimostrare che per quanto possa sembrare piena la tua vita, c’è sempre spazio per un paio di bicchieri di vino con un amico».

3. C’È UN’UNICA VERA DIFFERENZA FRA DONNE E UOMINI

Tante cose sembrano apparentemente differenziare una donna da un uomo, ma io ho imparato sulla mia pelle che in realtà c’è una sola, reale diversità. Ed è quella a mandare avanti il mondo.
Gli uomini dànno amore per avere sesso, le donne fanno sesso per ricevere amore.

4. “DIO” È TROPPO ASSURDO PER ESISTERE DAVVERO: STIAMO SOGNANDO?

Il “dio biblico” non può esistere davvero. Se Dio è «immensa giustizia» e «immensa misericordia» — e sorvolando sul fatto che non si può essere contemporaneamente giusti e misericordiosi!, per la contraddizion che nol consente (come direbbe Dante Alighieri) —, perché mai vuole bruciare me nel fuoco eterno per un peccato fatto da Adamo ed Eva, gente che io non ho mai neppure conosciuto?
Inoltre, se è così immensamente misericordioso, perché non mi perdona senza che sia necessario un sanguinoso sacrificio di qualcuno (Gesù)? Non è blasfemo, secondo i canoni biblici, concepire “dio” come un crudele capomafia assetato di sangue, che non può dimenticare un’offesa ricevuta senza vedere qualcuno crudelmente torturato e poi ammazzato per placarlo e tacitarlo?
Non è più facile e più bello per Lui dire «Ragazzi, vi perdono per avermi rubato una mela, ecco: ne volete delle altre?», e per noi credere che solo Lui esista ab aeterno e che tu, io, il mio gatto, il tuo cane, il passero sull’albero fuori dalla finestra, le lontane galassie, la materia oscura, i pesci nel mare e qualunque cosa faccia parte del Tutto, siamo cellule di questo grande organismo «increato ed esistente da sempre» che chiamiamo “dio”?

Anche da un punto di vista logico non regge.
Se Dio ha creato il mondo, chi ha creato Dio?
Se l’Essere ha creato Dio, chi o cosa ha creato l’Essere — e perché —?
La risposta a «chi ha creato Dio?» si trova solo se si postula l’Eternità di Dio: «nulla prima di lui», dunque «è qui da sempre» ed «è dappertutto». Che significa anche «tutto è Dio». E il cervello va in black out: basta infatti poi chiedersi «se nulla prima di lui, perché qualcosa dopo di lui?», visto che l’Eternità esclude il Tempo? Lo stesso crollo si ha se si applica il medesimo processo allo Spazio: «perché le cose singole e i numeri finiti», visto che l’Infinito esclude per sua natura le quantità? E il Big Bang (o la Genesi, giusto per “par condicio”) non prova affatto la “creazione di Dio”: perché, all’inizio di tutto, sono iniziati anche il Tempo e lo Spazio. Cose da cui sono esclusi Eternità e Infinito. (Ma se Eternità e Infinito sono separati da Tempo e Spazio, non vuol dire che sono limitati anch’essi? È un controsenso!).

«Chi ha creato il mondo? Dio. E chi ha creato Dio? Nessuno». L’inghippo di quella che è l’attuale concezione sta ovviamente nel fatto che, nel momento in cui si accetta l’esistenza di qualcosa di esistente ma non creato, non si vede perché non si potrebbe pensare che questo qualcosa sia già l’Universo. Spostare il problema su un Dio “creatore” non è una soluzione del problema, ma una sua rimozione.
Molto più sofisticata sarebbe una risposta iterata: «Chi ha creato il mondo? Un primo creatore. E chi ha creato il primo creatore? Un secondo creatore. E così via». Questa risposta richiede una comprensione e un’accettazione del concetto di infinito. (Ma anche qui non è che la risposta si smuove più di tanto nella nostra direzione, anzi…)
Comunque l’ipotesi di Dio non spiega un bel nulla, almeno per quanto riguarda la creazione. Analogamente, l’ipotesi del Big Bang non è affatto una “conferma scientifica” della mitologia biblica (come pontificò Pio XII nel 1951). Il fraintendimento sta nel credere che il Big Bang sia un evento che avviene nel Tempo, mentre è invece un evento che dà origine al Tempo stesso: dunque, non ha senso dire che il mondo è stato creato «nell’istante del Big Bang», perché quell’istante non esiste, e non c’era neppure un “prima”.

È un problema antico, e ancora irrisolto. Quando esci dalla tua capanna e vedi un incendio, sviluppatosi dal nulla, a che cosa pensi? Non certo che una scarica elettrica dal cielo abbia colpito un albero dandogli fuoco… Cominci a cercare le possibili soluzioni nella tua testa ma non riesci a trovarne nessuna di plausibile; allora inventi qualcosa, o meglio addebiti l’accaduto a qualcosa che non riesci a vedere né sentire ma che è molto potente. Ed ecco che si fa largo nella testa del nostro primitivo antenato il concetto di “essere superiore” — un proto-dio, visto che è stato creato da un proto-antropo.
È stato Feuerbach il primo ad attribuire la Religione a un “complotto”: non sappiamo spiegarci la Natura, la Vita e la Morte, così ci creiamo gli dèi. Il concetto di ente superiore, ovvero di qualcuno/qualcosa che governa gli elementi e decide delle nostre vite, è ancestrale, risale all’Homo Sapiens. All’epoca non c’erano né la scienza né lo zen, ti dovevi arrangiare con quello che sapevi… e i nostri antenati, poveretti, ne sapevano davvero poco — in ogni caso molto meno di noi, che peraltro, detto per inciso, continuiamo comunque ad annaspare.

Prendiamo l’essere. E la creazione.
“Dio” esiste? Ed esistendo, «crea»? E se lo fa, «perché» lo fa? Che bisogno c’era di esistere in tutte queste forme (stelle, galassie, protoni, George Bush e Stalin e Hitler, i supermercati, la legge di gravità), non bastava “esserci e basta”, in completa immobilità? Non esiste nulla che “esista e basta”, anche la sigaretta che sto fumando ora (che sicuramente non ha né una volontà né una coscienza di sé) sta facendo qualcosa, ossia spargere fumo per la stanza. L’annoso problema non è quindi tanto sapere se esiste “qualcosa”, ma se questo “qualcosa” ha una volontà creatrice (è un dio) o no (è un principio, una legge, un’essenza).
Diamo per scontato che ci sia una “causa prima”: e se invece in realtà non ci fosse affatto un punto di partenza?
Per chi è in cerca di risposte sensate, il Tao è più convincente della Bibbia. Il Tao regola e legifera semplicemente esistendo, e non seguendo una sua “volontà”. Esattamente come, per esempio, la legge di gravità, che fa cadere le cose a terra non perché “lo vuole”, ma perché “esiste”. Tutto questo è molto più comprensibile di un Dio con la tunica e la barba che stabilisce e decide seguendo una volontà, e noi qui sotto a chiederci «ma perché fa così?»…

Riusciamo a dare una risposta al fatidico «Cosa siamo? E perché?» senza ricorrere al “concetto di Dio”, alla “Creazione”, al Demiurgo — e a Materia-Energia, E=mc2, Radiazione, etc etc etc —? La Religione ha la presunzione di aver già dato la risposta: dopo esser passata dall’animismo e dal “paganesimo”, da un bel po’ s’è inventata il Monoteismo e s’è fermata, soddisfatta. La Scienza sembrava esser partita bene, ai tempi d’Aristotele, poi s’è persa nel Medioevo, s’è ripresa un po’ sotto l’Illuminismo ma ora sta ripiegando pigramente sugli stessi concetti religiosi. Cambiano solo i termini (“Big Bang” al posto di “Genesi”, “teoria del caos” invece di “disegno inconoscibile divino”), la sostanza è uguale.
C’è modo di impostare una nuova visione? Un nuovo “tentativo” che stavolta non sia ostacolato da Numeri, Strumenti, Santi e Paradisi?

Perché “qualcosa” dev’esserci veramente.
Se il fine di tutte le forme di vita fosse la vita in sé, la Natura provvederebbe a dotare l’essere vivente della capacità di decidere di nascere, e l’Evoluzione lavorerebbe alla ricerca dell’immortalità. Se fosse vero che la Vita è il fine della Vita, allora non sarebbe possibile il fatto che ognuno di noi nasce “per caso”: io non volevo nascere, mi ci sono ritrovato, su questo pianeta, indipendentemente dalla mia volontà. Ossia, la vita non era il fine della mia vita, e anche se una volta qui mi ci sono affezionato, da qualche parte là nel futuro c’è comunque la mia data di scadenza. Dunque la Vita (in sé) non dipende dalla vita (la mia volontà di vivere).
Come mai, sia al livello più piccolo (atomico) che al livello più grande (stelle e pianeti), tutto sembra rispondere allo stesso schema («così in alto, così in basso»), con delle forze che sembrano lavorare nella stessa direzione — ossia la costituzione di enti “sferici” con altri entini sfericini a ruotare intorno —? Se il Caso costruisce l’universo, che cavolo ci fanno al suo interno le Leggi della Fisica, ossia quel complesso di regole e di forze che fanno funzionare tutto sempre alla stessa maniera? Perché, se tutto è caos, dal melo viene la mela e mai la pera?
Sembra dunque esserci un “disegno”. Proprio come diceva il buon Platone, il quale pur nella sua schematicità, aveva stabilito che ogni cosa ha un’idea cui obbedisce. Poniamo per un attimo che quest’ultima sia la strada giusta: chi o cosa è il Disegnatore? Gira e volta, finiamo sempre là: “Dio”? Chi lo dice che il “principio creativo massimo” sia per forza Dio? Riducendo tutto alla presenza o meno di una volontà, diamo all’intera cosa un aspetto meccanico. Azione e reazione, e nient’altro.
Da quando esistiamo come esseri umani con una coscienza — insomma da quando esiste il pensiero —, abbiamo sempre e solo percorso due strade: Religione e Scienza. Da un secolo a questa parte questi due cammini, che ormai evidentemente siamo stanchi di percorrere, stanno convergendo su un unico sentiero (anzi per la verità è la Scienza che sta ripiegando sulla Religione). “Dio”, e “Dio”, e “Dio” e nient’altro che “Dio”. E per la miseria!, ma se ci stessimo sbagliando? Se questo “Dio”, questo cosmocrator, questo Grande Architetto, non esistesse affatto? Se il Disegno si disegnasse da sé?

Pare assodato che la Vita sia “più probabile” della Non-Vita: e dunque saremmo saltati fuori in qualche modo, prima o poi. Forse un po’… differenti nel fisico, ma sicuramente “pensanti”: il Pensiero è la vera novità che la razza umana ha presentato all’Essere. Le pietre, i neutroni, gli ammassi globulari, i buchi neri, le montagne, tutti costoro non hanno coscienza né di se stessi né dei loro simili né di nient’altro: il Pensiero ha reso possibile che l’Universo si specchi e si conosca. Forse siamo il modo che il Nulla ha inventato per prendere coscienza di se stesso e conoscersi attraverso una serie di domande? Cioè: Dio sta… nascendo, non c’è ancora?
Però anche il non-essere è qualcosa: è la negazione. Dunque il “nulla” non esiste — nemmeno quando nega. Ogni buco è in effetti un parassita della realtà: esiste solo perché c’è qualcosa intorno, come le caramelle Polo. Da qui il postulato che anche il Nulla è creato dal Tutto: se non ci fosse Qualcosa, non ci sarebbe Niente.

La nostra mente… mente. Le stelle sono lì, i protoni pure, l’intero universo fino ai suoi limiti pure, di Dio invece non c’è traccia: perché dovrei, con quella stessa “mente”, cogliere stelle protoni laghi foreste universo, e non Dio? Può essere che, visto che tutta la realtà è una questione “mentale”, Dio (e la Fisica, e la Metafisica) siano solo scorie di questo lavorìo mentale? I Numeri e il Tempo e lo Spazio li diamo per scontati come il “contenitore”, “l’architettura” di “tutto”: ma nessuno ha mai visto il 36, o il 5, o il 174.000, e nemmeno l’Uno o lo Zero… e il secondo e il millimetro si possono spaccare in frazioni più piccole, all’infinito…
Il conoscente non sa se il conosciuto esiste veramente, sa solo che c’è la conoscenza, e questa gli dà l’impressione che il conosciuto esista. Ma quando il conoscente e il conosciuto coincidono (ossia quando il conoscente si guarda allo specchio, o tenta di esplorarsi dentro, o fa meditazione tentando di arrivare al silenzio assoluto) le certezze finiscono, e la conoscenza si rivela inutile: un’illusione.

Può essere che sia tutto un sogno?
(E se la risposta è sì, è il sogno… di chi?!)

5. VITA. IL TUMORE DELL’UNIVERSO

Grande deve essere stato il raccapriccio dell’Universo all’apparire della vita. La geometrica perfezione siderale, l’esattezza dell’astratto, la cristallina purezza dell’inorganico venivano improvvisamente sconciate da qualcosa dalle forme indefinite e indefinibili, viscida, sbavante, che invece di starsene al suo posto o di spostarsi per eterne, maestose e immutabili ellissi, si agitava scompostamente, lasciando dietro di sé una scia di disgustose deiezioni. E questa cosa si riproduceva, tendeva a moltiplicarsi, a enfiarsi, a tumefarsi.

Questa vita cui noi diamo tanta importanza dall’attribuirle origini divine e dall’aver costruito su di essa infinite e improbabili cosmogonie… potrebbe essere nient’altro che un tumore dell’Universo. Un grumo di atomi impazziti che ha perso la direzione, il proprio telos.
Del tumore ha l’andamento. Nata in abissali profondità marine, per molto tempo se ne stette in uno stato di apparente quiescenza, invisibile e inavvertibile. Ma intanto lavorava sordamente, incessantemente. Finché comparve alla superficie. Una cosa da nulla, dapprima, un piccolo neo innocuo: era invece un melanoma devastante. In un battito, rispetto all’esistenza senza tempo dell’Universo, attaccò l’intera superficie del corpo malato e la occupò. E in breve fu metastasi.

Lì per lì l’Uomo non sembrò che una delle varianti dell’impazzimento, non più pericolosa di quelle che l’avevano preceduta. Era minuscola e insignificante, ma aveva un’attitudine che si rivelò ben presto assai insidiosa: mentre sin lì la malattia si era limitata a stendersi sull’epidermide inorganica senza intaccarla che molto marginalmente, questa nuova forma era invece particolarmente aggressiva: scavava, penetrava in profondità, manipolava, trasformava e si nutriva dello stesso tessuto malato. Era il tumore di un tumore
All’inizio questa forma particolarmente maligna si mosse lentamente, con circospezione. Man mano che avanzava, autopotenziandosi, si vide però che la sua capacità di moltiplicarsi — e soprattutto di corrompere tutto ciò che la circondava — aveva ritmi esponenziali: nell’ultimissimo tratto del percorso era avanzata molto di più che nell’intero arco della sua esistenza. Un progresso sbalorditivo, un’eruzione spettacolare che era già visibile anche a distanze siderali.
Se ne accorse persino il distratto Creatore, che stava giocando con uno jo-jo. Riunì i suoi Assistenti. Che fare? Distruggere lo spiacevole inquilino con l’esplosione di un paio di galassie? Uno che aveva particolarmente fretta suggerì di far inghiottire tutto da un buco nero e di non pensarci più. La cura sembrò a molti troppo drastica e pervasiva: bisognava distruggere la malattia, non fare a pezzi il malato. Altri proposero quindi di colpire in modo mirato: una dozzina di grossi meteoriti, ben diretti, sarebbero andati a meraviglia. In tal modo c’era però il rischio di non riuscire a raschiar via completamente l’immondo tessuto, ed era evidente che lasciarne anche solo un brandello significava essere punto a capo, perché la malattia consisteva proprio nella sua capacità di autoriprodursi.
Il Creatore taceva, facendo andare su e giù lo jo-jo con aria annoiata. Detestava le grane. Aveva creato tutto alla perfezione per non averne. Ma era il Creatore, e aveva la responsabilità di ogni cosa. Peraltro, un piccolo insignificante episodio che aveva caratterizzato l’esistenza del tumore, “Auschwitz”, lo aveva convinto che il Suo Buon Nome era stato imbrattato; a molti non era andato giù che in quell’occasione non si fosse fatto nulla, per quanto la cosa riguardasse soltanto qualche milione di atomi del cancro…
Così a un tratto Creatore gridò: «Eureka!». Nella sua infinita sapienza e onniscienza aveva trovato la soluzione. Era, come sempre, la più semplice: bisognava che la malattia facesse il suo corso fino alle estreme conseguenze. Uccidendo il malato avrebbe ucciso anche se stessa. Non c’era che da lasciar fare. Per fortuna il Caso, benevolo, aveva voluto che il morbo fosse ben isolato, in un campo limitato e circoscritto che non era riuscito a varcare. Avrebbe distrutto una parte infinitesima, ridicola del corpus celeste, un solo, minuscolo, insignificante pianeta: la Terra.
Applauso.
Creatore riprese con più vigore a trastullarsi in silenzio col suo jo-jo. Per l’Eternità.

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3 risposte a "A proposito di Mangla…"

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  1. E’ tutto così emozionante!!! Vorrei immaginarmi come sarebbe il mondo se tu avessi la possibilità di diventare il Ghandi che vorresti essere,poter parlare apertamente alle persone e dire a loro ciò che io e pochi altri abbiamo la fortuna di leggere!!! Purtroppo gran parte delle persone riempono il barattolo della vita prima di sabbia ed è qui che cambia tutto,ecco perché non sappiamo più apprezzare un ragionamento giusto,o una verità schiacciante non la vediamo affatto! Siamo troppo impegnati con le cose superflue, per poter guardare dentro di noi e capire se ciò che facciamo o ciò che siamo rispecchia davvero la nostra volontà!!!

  2. Hai ragione mi sono espressa male,ti stimo tanto appunto perché so che se avessi la possibilità di rinascere saresti sempre mangla!!! Che bella cosa!!!

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